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Cessione del Quinto: Istruzioni Operative

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La cessione di quote dello stipendio è una formula di finanziamento già prevista e regolamentata dal DPR 180/1950 per i dipendenti pubblici, ma che per effetto di recenti interventi legislativi ha esteso la sua applicabilità (Finanziaria 2005 e 2006) anche ai dipendenti delle aziende private, ai lavoratori subordinati a tempo determinato nonché alla vasta schiera dei lavoratori parasubordinati titolari di rapporti di lavoro di cui all'art. 409 n. 3 c.p.c.

Norma di riferimento è l'art. 1260 c.c. il quale dispone che " il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla Legge ".

Se ne desume che il principio generale sia quello per il quale il creditore (lavoratore) è libero di cedere il proprio credito retributivo vantato verso il datore di lavoro (terzo ceduto) ad un terzo (per es.
la Finanziaria che eroga il Finanziamento, detta Cessionaria), senza che il debitore ceduto debba accettare tale operazione.
Per il perfezionamento della cessione, quindi, risultano necessari il solo accordo tra cedente e cessionario nonché la notifica al terzo ceduto del contratto sottoscritto da parte dell'Ente Cessionario.

Ma la cedibilità del credito retributivo, tanto nel settore privato quanto in quello pubblico, soggiace ad alcuni limiti dai quali le parti contraenti non possono di fatto prescindere.
In particolare, è opportuno ricordare che non si può contrarre una nuova cessione prima che siano trascorsi almeno due anni dall'inizio della prima cessione che abbia durata di cinque anni o almeno quattro anni per quelle di durata decennale, salvo, ovviamente, che la prima cessione sia stata anticipatamente estinta.

Qualora la prima cessione non sia stata estinta, il cedente potrà, decorsi i predetti termini e nei limiti di legge, chiedere una nuova cessione a condizione che il ricavato della nuova sia destinato, sino alla concorrenza del residuo ammontare, all'estinzione della prima.

Occorre, infine, porre attenzione in ordine all'eventualità della cessazione del rapporto di lavoro e al conseguente venir meno della quota di stipendio trattenuta dal datore di lavoro. In tale ipotesi, infatti, è previsto che il datore di lavoro possa trattenere e destinare all'Ente Cessionario l'intero Trattamento di Fine Rapporto maturato ed accantonato (anche senza il limite del quinto previsto per lo stipendio) dall'ex dipendente - cedente fino alla concorrenza del debito residuo.

Porre attenzione infine ad un particolare strumento utilizzato per aggirare in buona sostanza i limiti della cessione del quinto, ossia la delegazione di pagamento, che si può aggiungere ad una cessione del quinto, sino ad arrivare al 40-50% dello stipendio netto.

A differenza della cessione, che è un diritto del lavoratore a cui il datore non può opporsi (salvo il caso già visto di pluralità di cessioni), l’accettazione della delegazione di pagamento è lasciata alla discrezionalità del Datore di lavoro.

Pertanto a differenza dei prestiti con cessione del quinto, in tal caso il datore di lavoro non è tenuto ad accettare tale richiesta.  Quindi il contratto di questo tipo di finanziamento verrà effettivamente eseguito dal momento in cui c'è l'effettivo benestare da parte del titolare/ legale rappresentante dell'azienda, e il datore di lavoro stesso si prenderà personalmente l'impegno di effettuare il pagamento a favore della finanziaria che sta erogando il prestito.

Cessione e delega possono poi sommarsi ad una procedura esecutiva (tipicamente il pignoramento presso terzi, cioè nei confronti del datore di lavoro).

In sostanza, cosa è bene fare quando l’azienda riceve la notifica di una cessione?

1     l’azienda è obbligata ad effettuare la cessione del quinto che le venga notificata, ma non è tenuta a sottoscrivere alcun documento predisposto e trasmesso dal cessionario (normalmente detto atto di benestare);

2    verificare i requisiti di validità della cessione, come sopra indicati, valutando di non darvi corso se essi difettano, onde evitare un possibile contenzioso;

3    stante il rigore normativo dettato a tutela del lavoratore cedente, l’azienda, in ipotesi di nuova cessione oltre il prefissato limite del quinto, potrà procedere al rinnovo di una cessione solo nel rispetto dei limiti stabiliti ed in presenza della prova dell’avvenuta estinzione della cessione antecedente. In caso di pluralità di cessioni, dare comunicazione immediata con raccomandata alla seconda finanziaria della preesistenza di una cessione e non dare corso alle trattenute relative alle seconde cessioni;

4    verificare che i dati contenuti nella notifica siano esatti (in particolare l’ammontare del TFR);

5    comunicare alla finanziaria ogni variazione inerente il rapporto di lavoro (dimissioni, licenziamento, aumento del reddito …);

6    qualora si tratti di delegazione di pagamento o mandato irrevocabile, ricordarsi che non si è obbligati a dare corso alle trattenute, e che occorre l’accettazione espressa del datore di lavoro;

7    oneri e costi derivanti dalla cessione non sono a carico dell’azienda, e vanno dunque ribaltati sul lavoratore previa comunicazione ed avviso al medesimo; è consigliato a tal proposito emanare un regolamento aziendale che disciplini la materia ed avvisi tutti i lavoratori preventivamente.

8    Attenzione alle richieste di anticipazione del TFR fatte dal dipendente, solitamente tali contratti le vietano.

 

Avvocato Noemi Pavia

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Marzo 2010 23:20  

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