Il danno esistenziale e le sue prospettive

L’esistenza del danno esistenziale (si perdoni il gioco di parole!) è stata lungamente contestata e oggetto di notevoli contrasti tra i giudici.

Nel 2000, con la sentenza n. 7713 la Cassazione aveva riconosciuto e valorizzato il danno che incide sulle possibilità realizzative della persona umana, distinguendolo tanto dal danno morale quanto dal danno biologico.

La stessa Corte Costituzionale, nella sentenza n. 233/2003, prendeva atto della “esistenza del danno esistenziale”, elencando, tra le varie voci di danno non patrimoniale da lesione di valori inerenti la persona, “il danno derivante dalla lesione di (altri) interessi di rango costituzionale inerenti la persona”.
La dottrina aveva definito chiaramente il danno esistenziale come una alterazione apprezzabile della qualità della vita consistente in un “agire altrimenti” o in un “non poter più fare come prima” che, pur non determinando necessariamente situazioni patologiche rilevabili con accertamenti medici, incideva sulla qualità della vita del soggetto e sulla sua serenità personale.
Importanti sul punto le sentenze della Cassazione Civile a Sezioni Unite, nn. 26972, 26973, 26974, 26975 del 2008.
La sentenza n. 26972 afferma chiaramente che all’interno della categoria del danno non patrimoniale “non può farsi riferimento ad una generica sottocategoria denominata danno esistenziale”, il cui termine può essere utilizzato al più con funzioni descrittive.
In base a queste sentenze la tutela sarà data solo in presenza della lesione di un interesse giuridicamente protetto (violazione di norme di legge ordinaria o di norme costituzionali).
Tuttavia, non è del tutto chiaro quali siano tali interessi e diritti; infatti, la Cassazione non lo specifica, evidentemente lasciando spazio alle interpretazioni del caso concreto.
La presa di posizione severa delle Sezioni Unite rimandava evidentemente alla necessità di scoraggiare quei risarcimenti, forse troppo facilmente riconosciuti in particolare dai Giudici di Pace, relativi a pregiudizi “consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni tgipo di insoddisfazione concernente gli aspetti più disparati della vita quotidiana”.
E’ dunque quanto mai importante rivolgersi ad un Legale per valutare se le proprie richieste risarcitorie sono fondate o meno e in che termini possono essere accolte.
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