Interruzione di linea telefonica professionale

Un ristoratore stipulava con una Compagnia telefonica un contratto per la fornitura di servizi di telefonia mobile, da pagarsi mediante disposizione bancaria mensile.

 A causa di disguido senza colpa dell’utente, rimanevano insolute alcune mensilità e la Compagnia telefonica, senza preavviso, interrompeva le chiamate in entrata ed uscita e il ristoratore, fallito l’obbligatorio tentativo di conciliazione, citava in giudizio la Compagnia telefonica.
Il Tribunale di Brindisi, con sentenza 30/12/2011, rilevava innanzitutto che la copia del contratto fornita dalla Compagnia telefonica, da un lato recava una sottoscrizione che l’attore provvedeva a disconoscere nei termini e nelle forme di rito, e dall’altro risultava illeggibile in virtù della grandezza inadeguata dei caratteri utilizzati.
Poiché la Compagnia non formulava richiesta di verificazione della firma disconosciuta dal Cliente, il Tribunale riteneva che il contratto fosse privo di qualunque efficacia probatoria e conseguentemente, doveva ritenersi applicabile la carta dei servizi pubblicata dal gestore.
In base a tale Carta dei Servizi il cliente avrebbe dovuto essere avvertito del suo stato di morosità in un momento antecedente alla sospensione del servizio. Cosa, invece non avvenuta: pertanto, non risultando rispettate le condizioni della carta dei servizi, la condotta della Compagnia risultava illegittima.
In ragione dell’uso professionale e sistematico della linea il tribunale afferma che “deve ritenersi, in applicazione di una regola di esperienza di difficile smentita, che l’interruzione improvvisa della linea telefonica (…) sia stata idonea ad arrecare disagi e danni all’attore”. In particolare, nel caso in esame il tribunale identificava il danno emergente nelle spese relative alla divulgazione del nuovo recapito telefonico ed il lucro cessante nella perdita di clientela per l’impossibilità di ricevere le prenotazione mediante l’uso del mezzo telefonico.
Alla luce dell’impossibilità di quantificazione tale danno, il Giudice provvedeva alla liquidazione del medesimo con valutazione equitativa. Quanto al danno non patrimoniale, il Tribunale riteneva non provato alcun pregiudizio.
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