Call center e contratto a progetto

In tema di call center e contratto a progetto si sono avuti molti dibattiti, per la prassi adottata da molte aziende, e da molti contestata, di far stipulare ai lavoratori destinati ad essere assunti in attività di call center un contratto a progetto.

La Cassazione, con alcune sentenze  (ad esempio la n. 9812 del 14 aprile 2008) ha affermato che l’attività di telefonista in un call center, eseguita seguendo le direttive impartite dall’azienda, con un preciso orario di lavoro e l’utilizzo di attrezzature e materiali di proprietà della società, è da considerarsi lavoro subordinato.

L’elemento decisivo che contraddistingue il rapporto di lavoro subordinato dal lavoro autonomo è l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, disciplinare e di controllo del datore di lavoro ed il conseguente inserimento del lavoratore in modo stabile ed esclusivo nell’organizzazione aziendale.

Costituiscono indici sintomatici della subordinazione, valutabili dal giudice del merito sia singolarmente che complessivamente, elementi quali: l’assenza del rischio di impresa, la continuità della prestazione, l’obbligo di osservare un orario di lavoro, la cadenza e la forma della retribuzione, l’utilizzazione di strumenti di lavoro del datore di lavoro oltre allo svolgimento della prestazione in ambienti messi a disposizione dal datore di lavoro.

Se contratto a progetto dev’essere, per ragioni di opportunità o politica aziendale, si tenga presente che diverse sentenze di Giudici del merito (oltre ad una circolare del Ministero del Lavoro datata 2008) hanno affermato che l’oggetto del progetto non deve coincidere completamente o sovrapporsi con l’attività principale del datore di lavoro e non può avere carattere elementare o ripetitivo.

Di recente (Trib Pescara 19/09/2016) si è ritenuto che nel settore produttivo dei call center c.d. outbound è legittima la stipula di contratti di collaborazione a progetto anche in difetto dei generali presupposti di ammissibilità della tipologia contrattuale del lavoro a progetto solo qualora la contrattazione collettiva di riferimento definisca e stabilisca in modo specifico i relativi livelli di compenso.

Si sottolinea che a seguito della Riforma Renzi, cd. Job Act, nel 2017 molte modifiche sono state introdotte su tale tipologia di contratto ed è bene dunque avere una consulenza aggiornata e personalizzata al fine di verificare al meglio la propria posizione.

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Il presente articolo (o gli articoli pubblicati sul presente sito) hanno mero carattere informativo e divulgativo generale, non costituiscono parere e non contengono soluzioni a casi specifici, per i quali si rimanda ad una consulenza personalizzata

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