Il disconoscimento di paternità

Il disconoscimento di paternità previsto dall’art. 243 bis e seguenti del codice civile, è l’azione volta a rimuovere il rapporto di filiazione nei confronti del marito della madre ed è utilizzabile pertanto solo nell’ambito del matrimonio (se si vuole disconoscere un figlio al di fuori del matrimonio, l’azione di riferimento è l’impugnazione per difetto di veridicità).

Il marito che agisce deve dimostrare con ogni prova che non sussiste rapporto di filiazione: ma è chiaro che lo strumento principale è la consulenza tecnica in ambito genetico.

L’azione di disconoscimento incontra dei limiti temporali precisi (art. 244 c.c.):

  • può essere intentata in ogni tempo da parte del figlio (o del suo curatore se minorenne)
  • nel termine di sei mesi, dalla  madre, decorrenti dalla nascita del figlio ovvero dal giorno in cui è venuta a conoscenza dell’impossibilità di generare del marito;
  • nel termine di un anno dal marito, decorrente dal giorno della nascita ovvero dal giorno in cui egli ha avuto conoscenza della propria impossibilità di generare o dell’adulterio della moglie o comunque dal giorno in cui ha avuto notizia della nascita se lontano da casa.

L’azione della madre e del marito non può comunque essere proposta oltre cinque anni  dalla nascita.  Tale termine, che costituisce una delle più importanti novità della riforma del 2012, è posto a tutela dell’interesse del minore alla stabilità  dei rapporti familiari (il figlio invece proprio per la sua tutela, gode della possibilità di far valere l’azione in ogni tempo).

La decisione sul disconoscimento di paternità avrà efficacia ex tunc, ossia per il passato: secondo parte della giurisprudenza ciò vuol dire che le somme impiegate nel mantenimento del minore devono essere restituite (con gli interessi!). Si potrebbe anche valutare la sussistenza del diritto al risarcimento del danno patrimoniale e morale derivante  dalla falsa attribuzione di paternità.

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Il presente articolo (o gli articoli pubblicati sul presente sito) hanno mero carattere informativo e divulgativo generale, non costituiscono parere e non contengono soluzioni a casi specifici, per i quali si rimanda ad una consulenza personalizzata.

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